“Sono Mattia Russo, dell’Istituto Comprensivo Dalla Chiesa di Prata di Principato Ultra (Prov. AV), Meng Yun Xia, della Scuola Media di Incisa Scapaccino (Prov. AT) e Anna Biondaro dell’Istituto Comprensivo di Montecchia di Crosara (Prov. VR) i vincitori del primo premio del Concorso ‘Pubblicitario per un giorno’, indetto e organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, che saranno premiati domani in Campidoglio”. E’ quanto si legge in una nota dell’associazione.
“Il concorso, rivolto agli studenti delle scuole medie inferiori di tutto il Paese e a cui hanno partecipato 658 alunni sparsi su tutto il territorio nazionale -dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC)- si è svolto nell’ambito di un progetto che la nostra Unione ha realizzato, con la collaborazione dell’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani e il contributo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, per richiamare l’attenzione sulla tipicità e le qualità dei salumi DOP e IGP”.
“All’inizio dell’anno scolastico in corso sono state inviate alle 7010 scuole medie italiane numerose copie della pubblicazione ‘A scuola di salumi’, con l’intento di informare ed educare i giovani consumatori sulle innovazioni delle tecniche di trasformazione e di conservazione e sulle rigorose norme igienico-sanitarie nell’allevamento dei suini e nella produzione di salumi. Proprio a partire dai contenuti dell’opuscolo -spiega Dona- gli alunni sono stati invitati a partecipare al Concorso, ideando una campagna pubblicitaria che comunicasse al meglio le qualità dei salumi DOP e IGP”.
“Non ci stanchiamo di ripeterlo: i bambini di oggi saranno i consumatori del domani. Ed è per questo -conclude Dona- che una buona educazione alimentare deve iniziare proprio dalle scuole”.
giovedì 20 maggio 2010
giovedì 13 maggio 2010
la tela di Penelope?
FACEBOOK: se la privacy è a rischio, non ci piace
“L’inedita funzione ‘Like’ introdotta da Facebook deve essere supportata da una valida nota informativa che chiarisca all’utente quali dei propri dati personali rende visibili sul web se sceglie di utilizzarla. Solo così si rispetta la sua privacy”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando l’introduzione da parte del social network del nuovo bottone denominato ‘Like’.
“Il tasto -spiega Dona- permette di fatto di estendere l’ormai noto ‘mi piace’ a tutti i siti web. Può essere inserito su qualsiasi sito e se l’utente ci clicca su può esprimere il proprio apprezzamento per un contenuto”.
“Il problema -prosegue il Segretario generale- è che chi decide di utilizzare la funzione non sa che rischia di lasciare una vera e propria ‘impronta’ con tanto di nome e cognome e, in alcuni casi, anche di foto. Se la preferenza per un qualsivoglia sito è espressa mentre si è connessi sul proprio ‘profilo Facebook’, questa viene infatti automaticamente visualizzata anche sulla propria pagina personale creata sul social network: un automatismo del quale l’utente non è però messo adeguatamente al corrente”.
“I social network sono ormai una solida realtà che offre importanti opportunità di incontro, ma che rischia di essere insidiosa se non si salvaguarda la privacy degli utenti. Ci aspettiamo -conclude Dona- che Facebook intervenga rapidamente fornendo le dovute informazioni connesse all’utilizzo del tasto ‘Like’ ”.
“L’inedita funzione ‘Like’ introdotta da Facebook deve essere supportata da una valida nota informativa che chiarisca all’utente quali dei propri dati personali rende visibili sul web se sceglie di utilizzarla. Solo così si rispetta la sua privacy”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando l’introduzione da parte del social network del nuovo bottone denominato ‘Like’.
“Il tasto -spiega Dona- permette di fatto di estendere l’ormai noto ‘mi piace’ a tutti i siti web. Può essere inserito su qualsiasi sito e se l’utente ci clicca su può esprimere il proprio apprezzamento per un contenuto”.
“Il problema -prosegue il Segretario generale- è che chi decide di utilizzare la funzione non sa che rischia di lasciare una vera e propria ‘impronta’ con tanto di nome e cognome e, in alcuni casi, anche di foto. Se la preferenza per un qualsivoglia sito è espressa mentre si è connessi sul proprio ‘profilo Facebook’, questa viene infatti automaticamente visualizzata anche sulla propria pagina personale creata sul social network: un automatismo del quale l’utente non è però messo adeguatamente al corrente”.
“I social network sono ormai una solida realtà che offre importanti opportunità di incontro, ma che rischia di essere insidiosa se non si salvaguarda la privacy degli utenti. Ci aspettiamo -conclude Dona- che Facebook intervenga rapidamente fornendo le dovute informazioni connesse all’utilizzo del tasto ‘Like’ ”.
lunedì 10 maggio 2010
CIBUS: salute dei consumatori davanti a tutto
"Cibo significa molte cose: sapori, tradizioni, benessere, convivialità. Ma al primo posto per i consumatori deve restare la sicurezza alimentare". E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), intervenuto all'inaugurazione di “Cibus”, la fiera dell'alimentazione e del cibo in corso a Parma.
La fiera si è aperta stamani con una conferenza organizzata dall'Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, alla presenza del Commissario Europeo ai consumatori, il maltese John Dalli e del Ministro della salute, Ferruccio Fazio.
"Condivido le parole del ministro Fazio -prosegue Dona- che ha dichiarato l'impegno per l'informazione dei consumatori ed in particolare la contrarietà del Governo al 'sistema semaforo' che vorrebbe distinguere gli alimenti tra buoni e cattivi. Sosterremo l'iniziativa del Codice alimentare, aspirazione che la nostra Unione sostiene da oltre trent'anni, ma che i consumatori attendono ancora nella speranza della necessaria semplificazione delle norme del diritto alimentare".
Massimiliano Dona, che ricopre l'incarico di rappresentante italiano nel Gruppo Consumatori Europeo (ECCG), ha concluso manifestando la disponibilità delle organizzazioni italiane di tutela dei consumatori a supportare il Commissario Dalli in un percorso che metta al primo posto nelle scelte politiche le risultanze scientifiche, così da assicurare ai cittadini le necessarie certezze in ordine alla sicurezza delle produzioni alimentari.
La fiera si è aperta stamani con una conferenza organizzata dall'Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, alla presenza del Commissario Europeo ai consumatori, il maltese John Dalli e del Ministro della salute, Ferruccio Fazio.
"Condivido le parole del ministro Fazio -prosegue Dona- che ha dichiarato l'impegno per l'informazione dei consumatori ed in particolare la contrarietà del Governo al 'sistema semaforo' che vorrebbe distinguere gli alimenti tra buoni e cattivi. Sosterremo l'iniziativa del Codice alimentare, aspirazione che la nostra Unione sostiene da oltre trent'anni, ma che i consumatori attendono ancora nella speranza della necessaria semplificazione delle norme del diritto alimentare".
Massimiliano Dona, che ricopre l'incarico di rappresentante italiano nel Gruppo Consumatori Europeo (ECCG), ha concluso manifestando la disponibilità delle organizzazioni italiane di tutela dei consumatori a supportare il Commissario Dalli in un percorso che metta al primo posto nelle scelte politiche le risultanze scientifiche, così da assicurare ai cittadini le necessarie certezze in ordine alla sicurezza delle produzioni alimentari.
mercoledì 5 maggio 2010
LA MISSIONE IMPOSSIBILE DELLA RIVENDITA DELLE MULTIPROPRIETA’
LA MULTIPROPRIETA'?...State attenti prima
Non si contano i consumatori che soprattutto negli anni ’90 hanno acquistato – convinti da spregiudicate tecniche di persuasione e di vendita - una quota di multiproprietà in Spagna, Africa o in qualche altra destinazione esotica, ovvero il diritto di utilizzare, durante un lungo periodo di tempo (in ogni caso min. 3 anni) un immobile per le proprie vacanze, utilizzabile per una o più determinate settimane all’anno. Non c’è dunque da meravigliarsi se quella delle multiproprietà è un’industria che registra oggi un giro d'affari di oltre 10,5 miliardi di. Assieme a Regno Unito, Svezia, Germania e Spagna, proprio i consumatori italiani sono quelli che acquistano vacanze in multiproprietà più degli altri; sempre l'Italia (oltre a Spagna, Portogallo, Germania e Francia) ha un ragguardevole numero di imprese interne di multiproprietà.
Sono stati invece pochi, scrive il Centro europeo consumatori di Bolzano, coloro che al momento della sottoscrizione di questi contratti hanno tenuto conto e calcolato le numerose spese e i rischi che possono derivare dall’acquisto di una multiproprietà, quali le spese annuali di gestione, gli eventuali costi di adesione ad un circuito di scambio, i possibili costi di assistenza legale nel malaugurato caso di controversie, i costi dei viaggi verso i luoghi di villeggiatura all’estero, i rischi di fallimento delle società gestrici nel campo della multiproprietà e via dicendo. Dopo alcuni anni la maggior parte dei proprietari di una quota di time-sharing non sono più interessati a questa forma di vacanza: non utilizzano più la quota, le spese di gestione sono aumentate vertiginosamente negli anni e vorrebbero quindi liberarsene.
Per i consumatori i rischi sono però in agguato, in quanto sul mercato sono numerosissime le aziende che assicurano ai consumatori di essere in grado di vendere la quota; ovviamente in cambio di prezzi salatissimi non vi è alcuna garanzia di riuscita. Basta una breve ricerca in internet per scoprire che a fronte di centinaia di consumatori che offrono in vendita la loro quota, le persone che vogliono acquistarne una sono praticamente inesistenti.
Come se non bastasse, altre imprese (spesso con sede legale in qualche paradiso fiscale e che il più delle volte contattano i consumatori telefonicamente) offrono di commutare la quota di multiproprietà in c.d. punti vacanze: si tratta di “prodotti di vacanze a lungo termine”, con i quali i consumatori in cambio della loro quota e il pagamento di una quota di iscrizione (che a volte ammonta anche a più di 1.000 Euro) ricevono una password per accedere ad un sito internet in cui vengono offerti sconti - definiti strepitosi - per prenotare vacanze, voli, auto a noleggio ed alberghi – presso noti operatori. Peccato poi scoprire che non è possibile pagare l’intero costo della vacanza con i punti vacanza, ma soltanto una parte (variabile dal 20-70%) del prezzo e che le offerte prenotabili non sono poi tante come ci si aspettava e che i tour operator sono pressoché sconosciuti. Questi nuovi tipi di contratti e prodotti esulano dal campo di applicazione dell’attuale disciplina normativa sulle multiproprietà. Per questo motivo l’Unione Europea ha emanato una nuova Direttiva comunitaria la (2008/122/CE) che mira a colmare le lacune esistenti, prevedendo che saranno coperti anche i contratti inferiori a 3 anni, compresi quelli sui beni mobili quali roulotte, navi da crociera, chiatte e camper, quelli dei punti vacanza, la rivendita delle quote e i circuiti di scambio. La nuova Direttiva dovrà essere adottata dagli Stati membri entro il 23 febbraio 2011.
Autore: Emanuele Piccari
Data: maggio 2010
Non si contano i consumatori che soprattutto negli anni ’90 hanno acquistato – convinti da spregiudicate tecniche di persuasione e di vendita - una quota di multiproprietà in Spagna, Africa o in qualche altra destinazione esotica, ovvero il diritto di utilizzare, durante un lungo periodo di tempo (in ogni caso min. 3 anni) un immobile per le proprie vacanze, utilizzabile per una o più determinate settimane all’anno. Non c’è dunque da meravigliarsi se quella delle multiproprietà è un’industria che registra oggi un giro d'affari di oltre 10,5 miliardi di. Assieme a Regno Unito, Svezia, Germania e Spagna, proprio i consumatori italiani sono quelli che acquistano vacanze in multiproprietà più degli altri; sempre l'Italia (oltre a Spagna, Portogallo, Germania e Francia) ha un ragguardevole numero di imprese interne di multiproprietà.
Sono stati invece pochi, scrive il Centro europeo consumatori di Bolzano, coloro che al momento della sottoscrizione di questi contratti hanno tenuto conto e calcolato le numerose spese e i rischi che possono derivare dall’acquisto di una multiproprietà, quali le spese annuali di gestione, gli eventuali costi di adesione ad un circuito di scambio, i possibili costi di assistenza legale nel malaugurato caso di controversie, i costi dei viaggi verso i luoghi di villeggiatura all’estero, i rischi di fallimento delle società gestrici nel campo della multiproprietà e via dicendo. Dopo alcuni anni la maggior parte dei proprietari di una quota di time-sharing non sono più interessati a questa forma di vacanza: non utilizzano più la quota, le spese di gestione sono aumentate vertiginosamente negli anni e vorrebbero quindi liberarsene.
Per i consumatori i rischi sono però in agguato, in quanto sul mercato sono numerosissime le aziende che assicurano ai consumatori di essere in grado di vendere la quota; ovviamente in cambio di prezzi salatissimi non vi è alcuna garanzia di riuscita. Basta una breve ricerca in internet per scoprire che a fronte di centinaia di consumatori che offrono in vendita la loro quota, le persone che vogliono acquistarne una sono praticamente inesistenti.
Come se non bastasse, altre imprese (spesso con sede legale in qualche paradiso fiscale e che il più delle volte contattano i consumatori telefonicamente) offrono di commutare la quota di multiproprietà in c.d. punti vacanze: si tratta di “prodotti di vacanze a lungo termine”, con i quali i consumatori in cambio della loro quota e il pagamento di una quota di iscrizione (che a volte ammonta anche a più di 1.000 Euro) ricevono una password per accedere ad un sito internet in cui vengono offerti sconti - definiti strepitosi - per prenotare vacanze, voli, auto a noleggio ed alberghi – presso noti operatori. Peccato poi scoprire che non è possibile pagare l’intero costo della vacanza con i punti vacanza, ma soltanto una parte (variabile dal 20-70%) del prezzo e che le offerte prenotabili non sono poi tante come ci si aspettava e che i tour operator sono pressoché sconosciuti. Questi nuovi tipi di contratti e prodotti esulano dal campo di applicazione dell’attuale disciplina normativa sulle multiproprietà. Per questo motivo l’Unione Europea ha emanato una nuova Direttiva comunitaria la (2008/122/CE) che mira a colmare le lacune esistenti, prevedendo che saranno coperti anche i contratti inferiori a 3 anni, compresi quelli sui beni mobili quali roulotte, navi da crociera, chiatte e camper, quelli dei punti vacanza, la rivendita delle quote e i circuiti di scambio. La nuova Direttiva dovrà essere adottata dagli Stati membri entro il 23 febbraio 2011.
Autore: Emanuele Piccari
Data: maggio 2010
mercoledì 28 aprile 2010
CALL CENTER = TORMENTONE ATTUALE...
L’utente che chiama per un reclamo ha il diritto di conoscere il codice identificativo dell’operatore di call center e il numero della pratica che lo riguarda. Lo ha ribadito l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con una decisione che arriva al termine di un’intensa attività di verifica sul comportamento delle compagnie telefoniche, avviata sulla base di numerose denunce inoltrate dagli utenti. Dagli accertamenti effettuati è infatti emerso che, in violazione della delibera 79/09/CONS, gli operatori coinvolti non hanno fornito in molti casi né il codice dell’operatore nel messaggio preregistrato previsto dalla normativa, né il codice della pratica di reclamo, anche dietro richiesta esplicita da parte dell’utente.
La disciplina dell’Autorità stabilisce infatti che l’utente ha diritto, quando chiama il call center di un operatore, di conoscere l’identificativo della sua pratica nonché dell’operatore che risponde, al fine di evitare inutili e dispendiose chiamate senza esito. L’Autorità ha effettuato una serie di ispezioni dalle quali è emerso che diversi operatori non applicavano correttamente quanto disposto dall’Agcom.
Autore: Emanuele Piccari
Data: aprile 2010
La disciplina dell’Autorità stabilisce infatti che l’utente ha diritto, quando chiama il call center di un operatore, di conoscere l’identificativo della sua pratica nonché dell’operatore che risponde, al fine di evitare inutili e dispendiose chiamate senza esito. L’Autorità ha effettuato una serie di ispezioni dalle quali è emerso che diversi operatori non applicavano correttamente quanto disposto dall’Agcom.
Autore: Emanuele Piccari
Data: aprile 2010
La posta elettronica diventa realtà? Si spera molto!
Si chiama “PEC” ed è il nuovo servizio di posta elettronica certificata inaugurato dal Ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, al fine di facilitare il dialogo tra cittadini e pubblica amministrazione.
Gratuito e disponibile per 50 milioni di italiani che possono attivarlo registrandosi al sito www.postacertificata.gov.it, il servizio è stato letteralmente preso d’assalto mandando in tilt il sito ed impedendo ad alcuni di poter avviare la procedura.
Di fatto, si tratta di una rivoluzione che, sulla carta, permette di abbattere i tempi di comunicazione tra istituzioni e cittadini: grazie all’attribuzione di un valore legale alle comunicazioni effettuate tramite posta elettronica, i cittadini potranno infatti beneficiare di un notevole risparmio di tempo, evitando così le lunghe code agli sportelli.
L’accesso al servizio, che apre indubbiamente la strada verso uno snellimento delle procedure, non è però privo di ostacoli: in primis, lo strumento va potenziato per soddisfare il numero di registrazioni inoltrate al sito internet, evitando così che alcuni non riescano ad usufruirne. Inoltre, affinché non rimanga una chimera per alcuni, è necessario intervenire tempestivamente a favore di un pieno incremento della banda larga, una priorità per il futuro del Paese in grado di permettere davvero a tutti di cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione.
Autore: Avv. Massimiliano Dona
Gratuito e disponibile per 50 milioni di italiani che possono attivarlo registrandosi al sito www.postacertificata.gov.it, il servizio è stato letteralmente preso d’assalto mandando in tilt il sito ed impedendo ad alcuni di poter avviare la procedura.
Di fatto, si tratta di una rivoluzione che, sulla carta, permette di abbattere i tempi di comunicazione tra istituzioni e cittadini: grazie all’attribuzione di un valore legale alle comunicazioni effettuate tramite posta elettronica, i cittadini potranno infatti beneficiare di un notevole risparmio di tempo, evitando così le lunghe code agli sportelli.
L’accesso al servizio, che apre indubbiamente la strada verso uno snellimento delle procedure, non è però privo di ostacoli: in primis, lo strumento va potenziato per soddisfare il numero di registrazioni inoltrate al sito internet, evitando così che alcuni non riescano ad usufruirne. Inoltre, affinché non rimanga una chimera per alcuni, è necessario intervenire tempestivamente a favore di un pieno incremento della banda larga, una priorità per il futuro del Paese in grado di permettere davvero a tutti di cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione.
Autore: Avv. Massimiliano Dona
venerdì 23 aprile 2010
Nuovi parametri di indennizzi che gli operatori di comunicazioni elettroniche devono corrispondere agli utenti che lamentino un disservizio
E' una buona notizia quella che arriva da AGCOM (Autorità Garante per le
Telecomunicazioni) in questi giorni ovvero la parametrizzazione degli indennizzi
per i disservizi causati da un operatore di comunicazione.
Sono noti a
tutti, infatti, i regolari problemi del settore (attivazione servizi non
richiesti, disattivazioni indebite, cattiva gestione dei reclami etc) nonchè la
difficoltà che gli utenti regolarmente incontrano nel risolvere gli stessi.
Figuriamoci poi quando si tratta di farsi liquidare gli indennizzi, non parliamo
poi del danno, tra reticenze e contratti con carte dei servizi poco chiare
l'impresa diviene una "mission impossible".
AGCOM fortunatamente mette un
punto fermo, finalmente, ed introduce una misura minima di indennizzo alla quale
si devono adeguare tutti evitando così furberie più o meno lecite, esempio:
alcuni operatori avevano fissato, per contratto, un tetto massimo agli
indennizzi di 100,00 euro, cosicchè un utente che magari aveva subito il
distacco della linea per oltre un anno (caso non porprio raro) si vedeva
riconoscere, magari in sede conciliativa, la sussistenza del disservzio senza
però vedere un adeguato compenso in termini economici.
Siamo quindi di
fronte ad un notevole passo avanti nella tutela degli utenti del settore
"telefonia & co." visto anche che AGCOM è intenzionata ad introdurre
metodologie di liquidazione indennizzi più veloci, già a partire, addirittura,
dalla prima fattura utile.
Staremo a vedere come reagiranno gli operatori e
quanto, tra loro, metteranno da subito in pratica queste nuove indicazioni.
A seguire i nuovi parametri.
Telecomunicazioni) in questi giorni ovvero la parametrizzazione degli indennizzi
per i disservizi causati da un operatore di comunicazione.
Sono noti a
tutti, infatti, i regolari problemi del settore (attivazione servizi non
richiesti, disattivazioni indebite, cattiva gestione dei reclami etc) nonchè la
difficoltà che gli utenti regolarmente incontrano nel risolvere gli stessi.
Figuriamoci poi quando si tratta di farsi liquidare gli indennizzi, non parliamo
poi del danno, tra reticenze e contratti con carte dei servizi poco chiare
l'impresa diviene una "mission impossible".
AGCOM fortunatamente mette un
punto fermo, finalmente, ed introduce una misura minima di indennizzo alla quale
si devono adeguare tutti evitando così furberie più o meno lecite, esempio:
alcuni operatori avevano fissato, per contratto, un tetto massimo agli
indennizzi di 100,00 euro, cosicchè un utente che magari aveva subito il
distacco della linea per oltre un anno (caso non porprio raro) si vedeva
riconoscere, magari in sede conciliativa, la sussistenza del disservzio senza
però vedere un adeguato compenso in termini economici.
Siamo quindi di
fronte ad un notevole passo avanti nella tutela degli utenti del settore
"telefonia & co." visto anche che AGCOM è intenzionata ad introdurre
metodologie di liquidazione indennizzi più veloci, già a partire, addirittura,
dalla prima fattura utile.
Staremo a vedere come reagiranno gli operatori e
quanto, tra loro, metteranno da subito in pratica queste nuove indicazioni.
A seguire i nuovi parametri.
Fattispecie
Indennizzo
Omessa o ritardata attivazione del servizio
euro 7,50 per ogni giorno di ritardo[1],3
Sospensione o cessazione del servizio
euro 10,00 per ogni giorno di sospensione, minimo euro
100,001,4
Malfunzionamento del servizio
euro 5,00 per ogni giorno di interruzione
Omessa o ritardata portabilità del numero
euro 5,00 per ogni giorno di ritardo
Attivazione o disattivazione non richiesta della prestazione di carrier selection o carrier pre-selection
euro 2,50 per ogni giorno di attivazione o disattivazione
Attivazione di servizi accessori o profili tariffari non richiesti
euro 1,00 per ogni giorno di attivazione, min. euro 50 max 300
Perdita della numerazione per causa imputabile all’operatore
euro 100,00 per ogni anno di precedente utilizzo del numero2
Omessa o errata indicazione negli elenchi telefonici pubblici
euro 200,00 per ogni anno di disservizio
Mancata o ritardata risposta ai reclami
euro 2,00 per ogni giorno di ritardo, minimo euro 20,00, max euro 400
Iscriviti a:
Post (Atom)