giovedì 15 gennaio 2009

Se non altro, lo gridiamo forte!....

TRENITALIA: basta con il call center a pagamento!

“E’ davvero incredibile che Trenitalia continui a far pagare 30 centesimi di euro alla risposta più 54 centesimi al minuto agli utenti che chiamano da un telefono fisso il suo call center (al numero 892021) per ottenere informazioni oppure per effettuare acquisti o cambi di prenotazione”. E’ quanto dichiara l’Unione Nazionale Consumatori, chiedendo un intervento del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti volto ad eliminare questa ingiustizia.
“Ci chiediamo se sia legittimo che un’azienda che eroga un servizio pubblico in regime di monopolio – continua l’Unione Consumatori – possa lucrare su un servizio così importante come fosse una cartomante o un venditore di numeri al lotto. Oltre tutto, dall’aprile 2007, per accedere alle numerazioni che iniziano con 892 bisogna richiedere pure l’abilitazione all’operatore telefonico”.

venerdì 9 gennaio 2009

SALDI: il prodotto difettoso va sostituito

Ecco la risposta "ufficiale" a quel che ci viene chiesto quotidianamente!

“Se il prodotto è difettoso il cliente ha diritto alla sostituzione dello stesso, anche se venduto a saldo”. E’ quanto ricorda Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori.
“A quanto sembra -prosegue Dona- molti negozianti continuano a non sapere che sono responsabili del difetto del prodotto ai sensi dell’articolo 132 del Codice del consumo (D. Lvo n. 206/2005), che sia in saldo o che non lo sia”.

Il diritto della linea telefonica fissa ovvero "Servizio Universale"

Ci riallacciamo ad una notizia rimbalzata in Internet in questi giorni per parlare del Servizio Universale nelle telecomunicazioni, un diritto sancito dal Codice delle Comunicazioni che è legge dal 1 Agosto 2003.

La notizia, riportata direttamente dal blog della persona coinvolta, parla della classica situazione in cui una persona chiede una linea ad un operatore telefonico, Infostrada in questo caso, verso la fine del 2007 e, ad oggi nel 2009 fresco fresco (in realtà è passato poco più di un anno, la richiesta è stata fatta a Dicembre 2007), la linea non è stata ancora portata.
Pur non avendo avuto modo di parlare con la persona in questione sappiamo benissimo cosa sia successo: grandi promesse alla stipula del contratto (probabilmente via telefono) e successive roboanti lettere di benvenuto con allegato contratto cartaceo (che, ricordiamo, non vale nulla tanto vale la telefonata registrata), poi il silenzio ed i giorni che passano, le prime telefonate al numero verde con interminabili tempi di attesa in cui l'operatore, quando risponde e non cade la linea, si limita a dire che ha fatto la segnalazione ed "al più presto qualcuno vi contatterà" ma nessuno in realtà chiamerà mai e poi i tecnici che arrivano, cincischiano con i cavi e se ne vanno senza farsi più rivedere, altre inutili telefonate al call center, previe attese interminabili con sottofondo di musichette odiose, in cui nella migliore delle ipotesi uno sprovveduto/o ragazzo/a sottopagato/a tenta in qualche modo di addolcirci la pillola facendoci promesse da marinaio nella peggiore si finisce a litigare con lo stesso/a in quanto unico interlocutore con cui sfogarsi. Il risultato comunque rimane invariato: niente servizio.

Ora questo caso, successo a Rovigo ma persone e persone sparse in tutta Italia potrebbero raccontare una storia simile, è utile per un paio di considerazioni ed un importante informazione.
Partiamo dalle considerazioni. Come ha avuto modo di constatare l'utente in Italia ci sono decine di operatori ma se si deve installare una linea fisica alla fine ci si ritrova sempre a dialogare con Telecom Italia che essendo la proprietaria di quasi tutta la rete italiana (sono escluse alcune dorsali di proprietà varie Autostrade, Retelit, etc etc ed alcune reti cittadine come quelle di Fastweb a Milano, Roma, etc o Aemcom a Cremona) è in pratica monopolista di fatto. Nessuna delle svariate società che rivendono servizi (wind, tele 2, tiscali, albacom, etc) tira cavi di proprietà in giro per le città, sarebbe troppo costoso, e si limita quindi ad affittare cavi che posa Telecom (lo fa anche Fastweb nelle città dove non ha la fibra) "agganciandoli", nel migliore dei casi, ad un apparato di proprietà che piazza nella centrale Telecom.
Considerazione numero 1: il mercato libero in Italia è un utopia per ora, Telecom Italia è monopolista di fatto.

Secondariamente, come capitato nel caso citato, l'operatore alternativo potrebbe non avere risorse nelle zona. Cosa significa? E' presto detto: gli operatori, come già specificato, comprano all'ingrosso da Telecom, tramite Telecom Italia Wholesale, un tot di linee per zona, può capitare che in una determinata zona l'operatore X, che abbia ricevuto una richiesta di nuovo allaccio, abbia però appena esaurito le linee comprate da Telecom, ebbene per ragioni economico-commerciali effettuerà l'acquisto o l'affitto di nuove linee (risorse) solo quando ci saranno un numero di richieste tale da permettere l'acquisto di un numero di linee all'ingrosso al prezzo più basso possibile.
Considerazione numero 2: gli operatori alternativi a Telecom preferiscono spendere i loro soldi in spot e testimonial d'eccezione piuttosto che in risorse, arrivando perfino a stipulare un contratto senza controllare se sono in grado di adempierlo e successivamente senza onorarlo.

Fatte queste considerazioni passiamo ad argomenti pratici ovvero la legge: diritti e doveri di operatori ed utenti.

In primis è opportuno specificare che la linea telefonica fissa è un diritto sancito, come detto, dal Codice delle Comunicazioni che stabilisce che il Servizio Universale, ovvero
"un insieme minimo di servizi di una qualità determinata, accessibili a tutti gli utenti a prescindere dalla loro ubicazione geografica e, tenuto conto delle condizioni nazionali specifiche, offerti ad un prezzo accessibile"

deve essere erogato a tutti e più specificatamente all'art.54 comma 1 del sopraccitato si legifera che
"Qualsiasi richiesta ragionevole di connessione in postazione fissa alla rete telefonica pubblica e di accesso da parte degli utenti finali ai servizi telefonici accessibili al pubblico in postazione fissa è soddisfatta quanto meno da un operatore. Il Ministero vigila sull’applicazione del presente comma."

Posto ciò l'operatore è quindi obbligato a soddisfare la richiesta diversamente deve produrre opportuna documentazione al cliente che comprovi le effettive impossibilità tecniche ad installare l'impianto.
L'utente che abbia richiesto l'allaccio di una linea telefonica fissa deve, una volta trascorse le tempistiche massime indicate dal contratto, diffidare la società ad adempiere alla richiesta e poi successivamente aprire il tentativo obbligatorio di conciliazione come richiesto dall’articolo 3 della delibera n.173/07/CONS (è possibile utilizzare il nostro servizio Conciliatel.it). Se entrambe le azioni non producono risultati utili allora si può informare il ministero delle Comunicazioni e chiedere l'intervento dell'Autorità Garante per le Comunicazioni secondo le procedure indicate dalla stessa nel suo sito.
Rimane inteso che successivamente l'utente possa citare in giudizio l'operatore al fine di farsi liquidare il maggior danno subito ivi compreso quello morale.

giovedì 8 gennaio 2009

TLC: vittoria dei consumatori sulle tessere Mediaset Premium

Chissà che altri casi siano maturi per essere aggrediti e vinti!

“Il riconoscimento del diritto alla restituzione del credito residuo su tutte le tessere prepagate Mediaset Premium rappresenta un’importante vittoria per i consumatori”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il provvedimento definitivo del Tribunale di Roma.
“Fino ad oggi -prosegue Dona- il digitale terrestre riconosceva agli utenti il rimborso del credito residuo per le sole tessere emesse dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, senza dunque considerare quelle scadute nel 2007 e inducendo molti consumatori ad affrettarsi a consumare il credito rimanente prima della scadenza della tessera, convinti di non poterlo poi recuperare. La decisione del Tribunale di Roma, presa a seguito dell’azione inibitoria intentata contro RTI (Reti Televisive Italiane) Mediaset da Adiconsum, con l’intervento dell’Unione Nazionale Consumatori e del Codacons, rappresenta dunque un importante passo verso una maggiore tutela del consumatore”.
“Ora -conclude Dona- continueremo la nostra battaglia affinché il rimborso del credito avvenga regolarmente per tutti gli utenti coinvolti”.

La piaga delle targhe clonate

Soprattutto a causa delle targhe “clonate”, ma anche per errori degli agenti stradali, migliaia di automobilisti continuano a ricevere multe da città in cui non sono mai stati. E’ quanto denuncia l’Unione Nazionale Consumatori secondo la quale specialmente le targhe clonate stanno diventando una vera e propria piaga contro la quale l’automobilista danneggiato è praticamente impotente. Le contravvenzioni arrivano soprattutto da Napoli e si tratta di false targhe che riproducono quelle vere con un affare lucroso per la malavita. In teoria, spiega l’Unione Consumatori, ai sensi dell’art. 386 del DPR n. 495/1992 (regolamento del Codice della strada) l’automobilista innocente può fare ricorso allo stesso Comando (di Vigili urbani, Carabinieri o Polizia) che ha emesso la contravvenzione, dichiarando che si tratta di “notificazione del verbale a soggetto estraneo” e chiedendone l’archiviazione. Il Comando potrebbe accertare facilmente che si tratta di soggetto estraneo poiché nella “prima nota” sulla quale si rileva l’infrazione e si costruisce poi il verbale dovrebbe essere indicato sia il numero di targa sia il tipo di macchina e l’automobilista dovrebbe essere proprio sfortunato se, oltre alla targa, coincide anche il tipo di macchina. Ma nella prima nota, afferma l’Unione Consumatori, gli agenti quasi mai indicano il tipo di macchina, anche perché i modelli sono ormai tantissimi (ce ne sono 1038 a benzina e 473 a gasolio, per le sole auto in produzione, senza contare quelle fuori produzione), nessuno è in grado di riconoscerli tutti. Da qui nasce la situazione disperata dell’automobilista innocente, che continua a ricevere le contravvenzioni, ma non essendo possibile il confronto del modello dell’auto con la relativa targa, il ricorso viene respinto, a meno che l’innocente multato non esibisca la prova documentale che in quel giorno e in quella tale ora non si trovava con la sua auto a Napoli, ma in altra parte d’Italia o del mondo. Ma quale potrebbe essere una prova documentale – si chiede l’Unione Consumatori? Non si sa, quindi occorrerebbe un decreto che stabilisca un rimedio semplificato.

Sarà una "via crucis" politica inevitabile; ma adesso si esagera...

“E’ inammissibile che i passeggeri continuino a subire disagi e disservizi a causa di scioperi e proteste del personale Alitalia”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia dell’assemblea spontanea indetta dai lavoratori di Alitalia Airport che questa mattina ha mandato in tilt l’intero aeroporto di Fiumicino.
“I primi disagi -prosegue Dona- sono iniziati già ieri, quando diversi passeggeri al rientro dalle vacanze si sono ritrovati ad attendere a lungo bagagli che tardavano ad arrivare. E questa mattina la situazione si è aggravata con conseguenti ritardi e cancellazioni dei voli”.
“Ora -continua il Segretario generale- le cose sembrano essere tornate alla normalità, ma i disagi per i passeggeri non sono terminati, tanto che in molti stanno ancora attendendo di recuperare i propri bagagli”.

mercoledì 7 gennaio 2009

E adesso? E' proprio vero che" a pensar male...(con quel che segue!) ")

“Quello che avevamo previsto prima di Natale si è puntualmente verificato. Ora nella disputa sul gas tra la Russia, che soddisfa circa il 30% del fabbisogno italiano di gas, e l’Ucraina l’Italia può giocare un importante ruolo di mediazione indipendentemente dalle scelte della UE”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, ricordando che l’Authority per l’energia italiana è gemellata con quella ucraina.
“E’ bene ricordare – continua Dona - che il 2 gennaio 2006, durante la precedente grave crisi tra Russia ed Ucraina, che costò agli italiani 400 milioni di euro per compensare i maggiori oneri sostenuti dagli operatori, il calo della fornitura di gas fu del 24 %; oggi invece l’interruzione è completa e mancano all’appello 45 milioni di metri cubi di gas”.
“Siamo certi – conclude Dona - che il Comitato di emergenza e monitoraggio del sistema del gas saprà adottare tutte le misure idonee a garantire la sicurezza energetica del Paese e che l’Autorità per l’energia elettrica e il gas vigilerà per evitare che qualche operatore, allo scopo di realizzare maggiori profitti in una situazione di crisi, cada nella tentazione di prelevare dagli stoccaggi quantitativi di gas superiori a quelli necessari per affrontare le condizioni climatiche effettive”.